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24/12/2016 | 18:50

Un kalashnikov in perfetto stato di conservazione con ben 87 munizioni. Il ritrovamento avvenuto stamattina in un condominio di Gallipoli. Al momento, il sequestro risulta a carico di ignoti.


Il kalashnikov e i proiettili rinvenuti dai carabinieri


Gallipoli. Una vigilia di Natale movimentata per militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Gallipoli. Questi, infatti, nel corso di un più ampio servizio di Polizia Giudiziaria finalizzato alla ricerca di armi e munizioni presso il Condominio dove gli stessi operatori, lo scorso 3 Dicembre 2016, catturarono Marco Barba alias “Tannatu”, hanno rinvenuto e sequestrato a carico di ignoti un fucile automatico kalashnikov in perfetto stato di conservazione con ben 87 munizioni cal. 7,62 x 39, di cui 25 all’interno del caricatore a banana e 62  in una busta in plastica. Qui, ovviamente, va fatta una precisazione: il sequestro odierno è scattato a carico di ignoti. Non si può accusare Barba di nulla, né tantomeno è possibilefino a prova contrariaipotizzare alcun collegamento.
 
L’operazione - denominata “Barbapapà” - che condusse i militari al 43enne avvenne alle prime luci dell’alba di quell’inizio dicembre. Considerato dai militari un elemento di spicco della Sacra Corona Unita nella sua articolazione territoriale, il clan “Padovano”. Ci fu un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari, Dott.ssa Simona Panzera, sulla scorta delle richieste della Direzione Distrettuale Antimafia nella persona del Sostituto Procuratore, Dott. Alessio Coccioli, che coordinò anche le investigazioni.
 
Tutto prese avvio dalla denuncia di Sandro Quintana, consigliere di minoranza del Comune di Gallipoli, con un passato – dal 2009 al 2014 – di consigliere provinciale e comproprietario del ristorante “Mare Chiaro”, sito nel centro storico della “Città bella”.
 
Nella fattispecie, sempre secondo quando sostenuto dagli inquirenti, Quintana ed altri dipendenti dell’esercizio commerciale – nel periodo compreso tra agosto e settembre 2016 – furono vittime di continue e reiterate minacce poi divenute, con il passare del tempo, veri e propri atti persecutori.




Autore: A cura della Redazione

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